…Un poeta della Tua gloria.. Questi sono i primi versi di una canzone cristiana di qualche anno fa dove un coro di persone rispondeva con un’eco a ciò che il leader cantava. Ricordo che ero molto piccolo e non capivo pienamente il significato delle parole di questo canto, ma una cosa da allora mi è rimasta in testa: io voglio essere ricordato. Tutti gli uomini hanno un desiderio, quello di poter lasciare nella vita dei propri cari un segno, nella memoria degli altri un’impresa che abbia suscitato per certi versi clamore e c’è un salmo che dice a tal proposito: “Internamente essi pensano che le loro case dureranno per sempre, le loro abitazioni siano eterne; e così danno i loro nomi alle terre.” I grandi Capi di Stato, i Pontefici, sanno che i loro nomi verranno dati alle strade o agli edifici, statue e palazzi verranno costruiti in loro memoria e magari la prima impressione potrebbe farci dire: “E’ tutta questione di manie di grandezza, di orgoglio..”. Per ogni cosa bisogna avere equilibrio, il senso delle cose di Dio (come mi piace spesso ripetere), perciò c’è da capire l’animo col quale si pensa di passare alla storia. Sono certo che i Grandi dei libri quando hanno compiuto certe prodezze pensavano molto al loro orgoglio e a soddisfare la fame di protagonismo ma non per tutti è stato così. Mi viene in mente Schlindler e la sua lista di ebrei da salvare. Che grand’uomo! Oppure Madre Teresa di Calcutta, Thomas Edison e la sua lampadina,Morse e il suo alfabeto, Wesley e le sue preghiere, Wigglsworth e i suoi portenti ecc…L’elenco è lungo e ricordare questa gente mette in me un sincero ed impetuoso desiderio di fare qualcosa che sia e rimanga per l’utilità comune. Dietro ogni grande impresa c’è il rischio, il pericolo e la sofferenza che valgono la pena di essere corsi; e l’impegno, il sacrificio e la dedicazione di chi ha veramente a cuore gli altri e i loro bisogni. Insomma essere ricordato vuol dire "fare o sperimentare qualcosa che sia degno di memoria". Allora io mi chiedo come possiamo entrare nella quotidianità della gente, nei loro discorsi, nei loro ringraziamenti, nelle loro reminiscenze? Difficile, ma non impossibile…A memoria citiamo le parole di Gesù quando diceva che tutti compiremo opere maggiori di quelle che Lui ha fatto, ma sappiamo bene che sforzo implicano tali gesti? È una fatica immane. Dio infatti, per fare potenti operazioni, gesti clamorosi, opere gentili e semplici ma utili per i bisognosi, non ci chiede altro che morire. Sì, completamente. Quando noi moriamo alle nostre faccende, ai nostri personali bisogni, al nostro tornaconto, pensiamo agli altri e Dio si usa della nostra passione altruistica per aiutare, salvare, guarire e capire chi ci sta attorno. Dio ha promesso ai responsabili della nostra chiesa che avrebbe compiuto potenti opere attraverso noi, come miracoli e resurrezioni. Io voglio essere ricordato, e non perché così la mia gloria sarà grande,ma perché così avrò speso bene la mia vita su questa terra adempiendo al cento per cento il piano del Signore per me; e non mi importa se questo comporterà sofferenze o pianto. Nel passato è costato anche perdere la stima, la rispettabilità, l’onore, gli amici: non mi importa. Ciò di cui vi sto parlando ha un peso eterno: cari non siate sterili, ma producete opere e segni da Dio, abbiate figli e figlie spirituali che continueranno la vostra missione, discepolate! Pensiamo al nostro futuro entrando a far parte della storia di coloro ai quali abbiamo portato il Vangelo, la fede per una guarigione dal cancro o il rimedio alla sterilità fisica. Sconfiniamo dalla nostra piccola e paurosa realtà e cominciamo a vivere la verità della Bibbia; Dio confermerà il nostro passaggio su questo mondo con i suoi prodigi e per certo, se la gente che verrà, mentre ci ricorda, glorificherà il nome dell’Eterno, allora non avremo fallito, anzi avremo centrato il nostro obbiettivo. Questo è essere per la storia.
Gioele Zingarino