Il termine “ eutanasia” viene ripreso e introdotto nel linguaggio medico dal filosofo inglese Francesco Bacone, agli inizi del secolo XVII. Il termine eutanasia è formato da due parole greche “eu” "buona", e “thanathos” "morte", perciò il suo significato è quello di "buona morte". Il termine è stato usato, in questo senso, per la prima volta dallo scrittore latino Svetonio, per indicare il tipo di morte che Cesare Augusto soleva augurare a sé. Dal momento che tutti dobbiamo morire, ognuno di noi augura a sé una "buona" morte piuttosto che una "cattiva" morte. La morte è buona quando sopravviene in modo "calmo e dolce", senza dolore e sofferenza. Il termine "eutanasia" assume diversi significati, in riferimento ai diversi contesti storici. Il dibattito contemporaneo sul tema del suicidio ("mors volontaria"), e dell'eutanasia (morte dolce e serena), tende a congiungere le due pratiche. Il suicidio è visto come una forma di eutanasia, nei casi in cui la persona agisce consapevolmente per togliersi la vita, tale realtà prende il nome di “suicidio eutanasico”. Il suicidio eutanasico, però va distinto da quello praticato per sottrarsi da una situazione di disagio sociale. Eutanasia attiva volontaria, suicidio medicalmente assistito e suicidio eutanasico, si differenziano tra loro per il modo in cui si ottiene la morte. Infatti, mentre nel suicidio eutanasico la persona sceglie i mezzi e si priva da sé della vita, negli altri casi compare la figura del medico, che nei casi di suicidio medicalmente assistito, da consigli e farmaci al paziente, e nei casi di eutanasia attiva volontaria, pratica l'iniezione letale richiesta dal paziente. Frequentemente si distingue fra eutanasia attiva o positiva o diretta, là dove il medico, o chi per lui, interviene direttamente per procurare la morte di un paziente, ed eutanasia passiva o negativa o indiretta, dove si ha invece astensione da interventi che manterrebbero la persona in vita. Si distingue inoltre fra eutanasia volontaria, quella esplicitamente richiesta dal paziente, ed eutanasia non volontaria, quando la volontà del paziente non può essere espressa, perché si tratta di persona affetta da un male che le impedisce di esprimersi. Oramai, quando si parla di eutanasia, ci si riferisce a quei casi di persone che desiderano la morte e chiedono aiuto per ottenerla. Tutto questo dovrebbe portare noi cristiani ( che crediamo in Cristo Gesù e nella salvezza che Lui porta ) a delle concrete riflessioni , su quanto la società odierna abbia un bisogno disperato che le venga predicata la grazia e la virtù di Gesù; quella virtù capace di guarire, sanare e ricostruire, quell’unica virtù capace di donare la pace e l’autentica “buona morte”. Oggi la chiesa non si può più limitare a scuotere la testa, come segno di negazione, quando sente la parola “eutanasia” al telegiornale; deve bensì reagire concretamente. Ci sono molti modi per poter far sentire la propria opinione alla gente, ed uno di questi per esempio, consiste proprio nel cominciare a parlarne.
A buon intenditore, poche parole.
Gionatan Zingarino
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