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La verità ti farà libero
Le dimensioni del discepolato

Matteo 28:19-20   “Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, […] insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato”. Gesù sta parlando ai Suoi discepoli che erano andati sul monte che Egli aveva loro indicato e dopo averLo veduto Lo stavano adorando; Egli si rivolge loro dicendo : “Andate e fate discepoli di tutti i popoli…”; la chiesa è formata da persone-individui che hanno risposto all’invito di Cristo a seguirLo. Il comando di fare discepoli è per i discepoli, affinché facciano altri discepoli. Ma bisogna essere un discepolo prima di poter aiutare altri a sviluppare i tratti del discepolato. Gesù spese la maggior parte del Suo ministero terreno preparando i Suoi discepoli; in  Marco 8:34-38 troviamo una  parte fondamentale della preparazione dei discepoli in vista del loro futuro ministero. (v34) Gesù chiama a sé la folla, spettatrice interessata, e i suoi discepoli e parla rivolgendosi ad entrambi. “Se qualcuno vuol venire dietro a me”  Gesù stava parlando del seguirlo come discepoli, quindi non era rivolto solo a persone non credenti. “Rinneghi( o rinunzi a) se stesso”. Il verbo qui  usato è un imperativo aoristo , che indica un rinunciare a se stessi in modo assoluto e cioè dicendo “no” ai nostri  interessi egoistici e alle sicurezze terrene. Ma questa rinuncia non vuol dire negare la proprio personalità; significa piuttosto rinunciare all’io, a quella che è una vera idolatria del proprio egocentrismo, significa cioè rinunciare ad orientare la propria vita secondo ciò che viene dettato dagli interessi strettamente personali! Ma questa autorinuncia non deve essere fine a se stessa, altrimenti ne percepiamo solo il senso negativo. Successivamente bisogna infatti  decidere di “prendere la propria croce”( anche in questo caso il verbo è imperativo aoristo) e cioè dire “sì” al volere e alla via di Dio. Questa espressione non era una metafora ma un’espressione figurata che riportava alla mente la figura di un uomo condannato, obbligato a mostrare la propria sottomissione a Roma portando parte della sua croce attraverso tutta la città, fino al luogo dell’esecuzione. Quindi questa immagine significava mostrare pubblicamente la propria sottomissione e obbedienza all’autorità alla quale prima ci si era ribellati. Nell’esempio di Gesù, la Sua sottomissione alla volontà di Dio è la risposta adeguata alle richieste di Dio piuttosto che alle proprie e nel Suo caso significò la morte in croce. Ma ciò non vuol dire necessariamente soffrire come Lui ha sofferto o sopportare passivamente le avversità della vita;  significa ubbidire alla volontà di Dio così come è rivelata nella Sua Parola, accettandone le conseguenze senza riserve, per amore di Gesù e dell’Evangelo. E’ vero anche, e la storia ce lo dimostra, che per qualcuno ciò ha significato pure sofferenza e  morte( pensiamo ai martiri della chiesa primitiva e ai cristiani che tutt’ora vengono perseguitati anche solo per il possesso di una bibbia); ma non sempre deve essere così. Infine Gesù dice “mi segua” ; questo verbo è un imperativo presente che potrebbe tradursi in “ continui a seguirmi…ogni giorno”. Dire no a se stessi e sì a Dio vuol dire continuare ogni giorno a seguire Gesù ed essere Suoi discepoli!!!

Cristiana Zingarino

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